Le forme di debito per le PMI: tipologie e costi

In questo articolo proviamo a spiegare in poche righe quali sono le forme più usuali di finanziamento a debito per le PMI italiane. Quale la differenza tra anticipo fatture e cessione pro soluto? Come valutare il costo di un mutuo? Le spiegazioni non hanno alcuna pretesa di scientificità ma – ci auguriamo – aiutano a fare un po’ di chiarezza.

Abbiamo diviso gli strumenti in:

STRUMENTI DI BREVE TERMINE

  • Anticipo fatture
  • Cessione del credito pro soluto (o “factoring pro soluto”)
  • Apertura di credito in conto corrente

STRUMENTI DI MEDIO LUNGO TERMINE

  • Mutuo chirografario

Di seguito forniamo una spiegazione che aiuta a capire il funzionamento e fornisce una prima stima dei costi.

Per ogni chiarimento, dubbio o suggerimento siamo a tua disposizione all’indirizzo pierchiocciolasciarrapuntobiz o alla sezione Contatti

L’Anticipo Fatture

L’anticipo fatture (AF) è una forma di finanziamento di breve termine basata sull’anticipo – tipicamente da parte di una banca, ma oramai anche da società Fintech – dell’importo delle fatture emesse. Si tratta di un fido a tutti gli effetti, il cui plafond è in genere separato da quello concesso sul conto (v.d. più sotto info sulla Apertura di credito in conto corrente).

Mediante l’AF la banca rende disponibile all’impresa liquidità immediata, per un importo che spesso è attorno all’80% dell’importo della fattura anticipata (nb: importo inclusa IVA).

Ad esempio anticipando una fattura da 10.000€ + IVA = 12.200€ la banca rende disponibile sul conto una cifra pari a 12.200*80%=9.760€.

Molte banche rendono possibile anche ottenere un anticipo pari al 100% dell’importo IVA inclusa (quindi tutti i 12.200€ nell’esempio sopra).

L’AF resta in essere fino a quando la fattura (i) non viene incassata (ii) non scade. Molte banche concedono in realtà un periodo aggiuntivo (attorno ai 20 giorni) oltre la scadenza nominale durante il quale tengono in essere l’anticipo. Al termine dell’anticipo (perché la fattura è pagata o sono scaduti i 20 giorni) la banca riprende i soldi scalandoli dal conto corrente principale. Alcune banche consentono anche una (o più) proroghe, ovvero allungamenti della scadenza nominale (ad es in seguito a ri-negoziazione con i clienti finali).

Si possono anticipare in teoria tutte le fatture (purché non ancora incassate ovviamente! E non scadute), anche se spesso le banche pongono alcune limitazioni. Limitazioni frequenti sono: (1) solo fatture verso clienti italiani (a meno di non negoziare espressamente la possibilità di anticipare fatture estere), (2) il peso di un singolo cliente non può essere superiore all’x% (es: 30%) delle fatture anticipate in quel momento, (3) solo fatture con scadenza entro X (es: 90) giorni dalla data di presentazione dell’anticipo, …. Ovviamente dato che l’anticipo fatture si basa sulla concessione di un fido, non si possono chiedere anticipi per importi superiori al fido in essere.

I Costi dell’anticipo fatture

Nel valutare il costo di una soluzione di AF si devono tenere in mente tre voci:

  • la commissione annua per la messa a disposizione del fido: di fatto una commissione che si paga per il solo fatto che viene messo a disposizione il fido. E’ difficile dare un range, ma commissioni tipiche di questi tempi oscillano tra lo 0,4% e il 2% annuo (ma possono essere anche inferiori/superiori). Ovvero, ipotizzando di avere un fido per AF da 100.000€, si paga un importo annuo e certo tra 400€ e 2.000€ (nb: spesso questa commissione viene espressa come % trimestrale, basta moltiplicare per 4 per arrivare ai valori annui sopra indicati)
  • il tasso di interesse, che genera interessi legati all’ammontare di anticipi realmente richiesti e in base ai giorni di effettivo utilizzo. E’ difficile anche qui dare un range, attualmente possiamo a nostro avviso indicare una forchetta tra 1% e 5% annuo.
  • a condizionare il costo dell’operazione ci sono infine le commissioni. Le banche applicano commissioni per ciascun intervento effettuato (es: presentazione anticipo, proroga, estinzione). Le commissioni hanno importo unitario contenuto (spesso pochi €), ma percentualmente rilevanti per fatture di importo ridotto.

Cessione del credito pro soluto (o “factoring pro soluto”)

Con la cessione del credito pro soluto l’azienda (detta “cedente”) vende e trasferisce a un altro soggetto (detto “cessionario”) il suo credito verso un cliente (“ceduto”).
Il cessionario può essere una banca o una delle numerose società di factoring di derivazione bancaria. Oppure può essere una “fintech” (es: Credimi)

La differenza principale tra anticipo fatture e cessione pro soluto è che con la vendita del credito l’azienda cedente non deve rispondere dell’eventuale inadempienza del cliente ceduto. Ovvero il rischio del “non pagamento” è assunto dal cessionario (chi compra il credito).
Nota bene: l’azienda cedente deve garantire l’esistenza del credito, ovvero in caso di credito non esistente (per qualsiasi motivo: prestazione non effettuata/conclusa, …) la cessione non è valida e il rischio del non pagamento torna in capo al cedente.

I Costi del factoring

L’azienda incassa dal cessionario-factor una cifra già al netto del tasso di interesse. Ad esempio, vendendo una fattura (inclusa IVA) del valore di 100, l’azienda riceve un importo pari a 96, essendo la cifra rimanente (4) il guadagno del factor.

Oggi una buona impresa può vendere fatture pro-soluto con una riduzione sul valore nominale del 1 o 2%. Nel calcolare il costo annuo, bisogna considerare che il guadagno del factor – e il costo per l’impresa – maturano su un tempo pari al periodo di incasso della fattura.

Ad esempio, una vendita a 98.5 di un credito pari a 100 per un fattura che scade a 90 giorni, equivale a un costo del 6.00% annuo (poiché 90 gg = 1/4 di anno -> 1.50% * 4 = 6.00%).

L’apertura di credito in conto corrente

L’Apertura di credito in conto corrente (AperCredito) è un’altra forma di finanziamento di breve termine per cui, in sintesi, il titolare del conto è “autorizzato” a andare in negativo sul conto, fino all’importo del fido concesso.  

Ad es. con un fido di 100.000€ il conto potrà arrivare a un valore di -100.000€ senza generare sconfinamenti. L’utilizzo del conto oltre il limite di fido genera lo sconfinamento di conto.

Il fido rappresenta una somma di denaro che la banca ha concesso al cliente e che questi può utilizzare liberamente. Richiede ovviamente la sottoscrizione di un apposito contratto che ne regola l’ammontare e le condizioni.

I Costi della “AperCredito”

Nel valutare il costo di una soluzione di Apertura di credito in conto corrente si devono tenere in mente due voci:

  • La commissione annua per la messa a disposizione del fido: di fatto una commissione che si paga per il solo fatto che viene messo a disposizione il fido. E’ difficile dare un range, ma commissioni tipiche di questi tempi oscillano tra lo 0,4% e il 2% annuo (ma possono essere anche inferiori/superiori). Ovvero, ipotizzando di avere un fido per AperCredito da 100.000€, si paga un importo annuo e certo tra 400€ e 2.000€ (nb: spesso questa commissione viene espressa come % trimestrale, basta moltiplicare per 4 per arrivare ai valori annui sopra indicati)
  • Il tasso di interesse, che genera interessi legati all’effettivo utilizzo dell’AperCredito e in base ai giorni di effettivo utilizzo. E’ difficile anche qui dare un range, attualmente possiamo a nostro avviso indicare una forchetta tra 2% e 9% annuo.

Il mutuo chirografario

Il mutuo chirografario è una forma di finanziamento a medio/lungo termine (durata tipica: >3 anni) in cui la banca consegna al cliente all’inizio del periodo una somma di denaro.

Il prestito viene rimborsato a rate e secondo le modalità riepilogate nel piano di ammortamento. Le rate pagate dal debitore includono una quota di rimborso del capitale e una quota di interessi. Le rate sono tipicamente mensili o trimestrali, ma possono essere anche semestrali e – in teoria – anche annuali.

Il mutuo chirografario non è assistito da alcun tipo di garanzia reale (pegno e ipoteca) o personale (fideiussione, …) essendo “garantito” dal semplice impegno del debitore.

I Costi di un mutuo

Nel valutare il costo di un mutuo chirografario si devono tenere in mente tre voci:

  • Il tasso di interesse, che genera interessi legati all’ammontare del capitale non ancora restituito. Oggi una buona azienda può finanziarsi a tassi anche inferiori al 2-3% annuo (+ spread).
  • le commissioni di istruttoria, che si pagano alla banca per remunerare le attività di analisi e approvazione della pratica di finanziamento. Parliamo di una % una tantum, pagata all’inizio del mutuo (che viene spesso erogato già al netto di tali commissioni) e dell’ordine di grandezza dello 0,5%-1% per mutui “medi” (<500.000€)
  • eventuali costi per garanzie concesse da terzi, che dipendono dalla rischiosità della garanzia stessa (a sua volta legata al merito di credito del cliente, alla durata del prestito, …). Attualmente la garanzia statale concessa dal Fondo Centrale di Garanzia ha un costo UNA TANTUM attorno all’1% dell’erogato. Queste garanzie hanno ovviamente un impatto benefico sul tasso di interesse (a somma positiva per l’impresa).

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